IL COLORE DEL PELLET

Il nostro primo articolo tratterà un tema spesso dibattuto ma che suscita sempre molta curiosità: quanto è importante il colore del pellet?
Come prima cosa ci tengo a sottolineare che la prima e secca risposta sarebbe: il colore in sè non è importante, da solo non definisce nulla.
Ho volutamente scritto l’avverbio “da solo”, proprio perchè il colore va messo in relazione con molti altri aspetti del pellet che vogliamo prendere in esame (siano essi la qualità, il prezzo, le ceneri residue lasciate nella stufa o il consumo).

Scommettiamo che il pellet in basso al centro ha meno residuo di quello più chiaro in alto a sinistra? Pellet Albino, Pellet Valseriana

LA “LEGGENDA” DEL PELLET BIANCO

All’epoca della prima grande diffusione del pellet in Italia erano presenti, purtroppo, un maggior numero di produttori interni di quanti ne siano resistiti fino ad oggi e le importazioni avvenivano soprattutto dall’ est Europa e da paesi come Germania ed Austria. Agli albori della diffusione del pellet, vi era una bassa conoscenza tecnica relativa al materiale da parte dell’ utente e la poca propensione del consumatore sul tenersi informato sui temi tecnici del materiale. I produttori di pellet di migliore qualità, ovvero vergine e privo totalmente di corteccia, puntarono molto la propria comunicazione sull’aspetto “colore” in quanto, un pellet privo di corteccia e’ naturalmente più chiaro di uno che ne contiene. Pertanto per evidenziare al consumatore che il pellet di qualità (senza corteccia) fosse più performante, si insistette su tale particolarità instaurando nel consumatore l’erronea convinzione che il pellet chiaro fosse quello migliore.

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COME SI CARATTERIZZA IL COLORE

Tecnicamente il pellet si differenzia nel colore attraverso 3 fondamentali ragioni.
La prima è l’essenza del legno, ovvero a seconda del legno dal quale viene ricavato il prodotto finale, il trafilato può essere più o meno chiaro.
La seconda ragione è la tipologia di disidratazione: nella produzione del pellet la fase più importante e critica e’ la disidratazione della materia prima. Vuole dire quel procedimento che permettere di togliere l’acqua naturalmente presente nel legno (mediamente dal 30 al 50%) al fine di raggiungere il 10-12% necessario alla pellettizzazione. I moderni impianti sono dotati di 2 sistemi entrambi adatti allo scopo: il sistema ad alta temperatura (tamburo rotante) e quello a bassa temperatura (“flat bed”). Come si può facilmente comprendere il sistema ad alta temperatura produce pellet di colore più scuro.
La terza ragione è invece il contenuto di corteccia: quanto maggiore sarà la percentuale della stessa commistionata al legno puro, tanto più il colore del prodotto finale sarà scuro.

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Di tutte le ragioni sopra esposte, solo il contenuto di corteccia comporta un decadimento apprezzabile della qualità del prodotto finito. La corteccia provoca infatti una maggior produzione di cenere, la clinkerizzazione delle stesse, maggiore fumosità ed un più basso potere calorifico. Le problematiche esposte relativamente alla presenza di corteccia sono di conseguenza le responsabili di un maggior sporcamento della stufa, di una produzione maggiore di ceneri e di consumi notevoli.
Di conseguenza a quanto illustrato sopra, si può facilmente capire come non tutti i pellet scuri siano di qualità inferiore rispetto a quelli più chiari. Infatti, se completamente privo di corteccia, un pellet più scuro ha le stesse qualità di uno chiaro e, spesso, il potere calorifico e’ addirittura maggiore.

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21/06/2019 D.P.

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